Le cose della vita

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Devo dire che questo ultimo periodo mi ha insegnato moltissimo. Intanto che alle cose più banali, le più semplici e scontate, tipo la salute quando ce l’hai, non si da mai il giusto valore.
Tutto scontato, tutto regalato, tutto compresso dentro un gigantesco groviglio che, ostinatamente, si pretende di chiamare vita.
Poi un giorno improvvisamente, tutto vacilla, devi fare i conti con la fragilità dell’essere e che potresti non essere immortale. Tanto tempo inutile a disposizione. Certo che il tuo mondo interno non si e’ modificato e non riesci a capire…. fino a poche settimane fa, avresti pagato per avere tanto tempo a disposizione… e che pure riflettere per delineare un pensiero compiuto che non sia,ahi sto male, costa fatica.
Avevo già deciso che questo non sarebbe stato più il mio luogo eletto, questa pagina non era più mia e che quindi me ne sarei andata, ma il susseguirsi di eventi negativi mi ha costretto a procrastinare la mia decisione.
Era certo che avrei scritto qualcosa, fosse solo per salutare. Ho scoperto di avere “amici virtuali” con una sensibilità tale da farmi scappare qualche lacrima. Si, lo so, è il momento… poi, sinceramente,non so se mi merito così tanto affetto.

Ho trovato questa foto,compleanno di Moira, io, Federica e Moira , le inseparabili… manca Michela , forse già in Uk credo,anzi sicuramente. Ecco pure questo si è modificato: ognuno di noi ha preso strade diverse. La vita ci conduce in luoghi imperscrutabili…. ci allontana ma lo stesso ci si sente vicini.
Ora io non smetterò di affidare al vento piccole note di me stessa, cercherò ancor più di approfondire questa magia. Lo so, io scrivo per me stessa, non ho velleità artistiche o di qualsiasi altra forma narcisistica: solo un po’, altrimenti non starei qua.

Ho sempre creduto che alcune conoscenze fossero per la vita, che alcune persone ti avessero dato troppo per non essere credibili, che il tradimento non fosse contemplato nel non luogo. Ho sempre cercato di dare obiettività alla rappresentazione della mia ricerca interiore, e ho sempre tenuto fede ad una regola: il virtuale non è la vita reale. Questo non significa che ognuno di noi non debba portare i propri principi pure qua dentro: obbligatorio.Con alcune persone mi ci sarei anche esposta, fidata. Il destino così non ha voluto e la sofferenza è stata molto simile a quella fisica. Ancora non ho capito se ho somatizzato così tanto dolore da sentirmelo addosso, attaccato alle mie gambe in questo caso.

Così vi saluto, invisibili amici! Con calma perché ancora bene non sto, ma perlomeno ora so che cosa non funziona e non è nulla di grave ….
Poi quando tornerò a casa mia voglio salvare qualche post, qualcosa che mi è piaciuto più di altri.
Questo sarà l’ultimo scritto di questo blog,con calma me ne andrò .
Vorrei ringraziare tutti, ma proprio tutte le persone che in qualche maniera mi hanno insegnato tanto, anche solo leggendone brani di vita. Ad alcuni avrei voluto urlare” nooooo è mio, l’ho scritto io “. Invidia, tremenda invidia, ma con pudore ho provato affetto ogni volta che mi sono affacciata nella vita di qualcuno.
Grazie amici miei immaginari, vi prometto che ci proverò a migliorare: con la scrittura e nella vita.

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Fai la cosa giusta

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Neruda

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La notizia nella mia testa oscilla tra due sentimenti: mai avrei voluto leggerla- la si aspettava da anni.
La corte cilena ha ordinato la riesumazione dei resti del grande poeta Pablo Neruda.Lo rende noto la fondazione intitolata al premio Nobel. La richiesta era stata avanzata alla fine del 2011 dai comunisti cileni per effettuare dei test per accertare se Neruda fosse stato ucciso o si spense per un cancro alla prostata come riporta il certificato di morte, datato 23 settembre del 1973 (solo 12 giorni dopo il golpe di Augusto Pinochet). Il poeta è sepolto insieme alla moglie Matilde a Isla Negra a 100 km ad ovest da Santiago.
La decisione del giudice Mario Carroza dopo l’accusa dell’autista del premio Nobel secondo la quale il poeta fu assassinato dagli uomini del dittatore con un’iniezione letale mentre era ricoverato in una clinica di Santiago.(da Repubblica)

Quando ho iniziato a leggere Neruda? Il ricordo si perde nella notte dei tempi… eppure so perfettamente quale sia stato il mio primo libro acquistato, i primi libri di poesie scelti e quelli che mi hanno scelta. Di Neruda non ricordo nulla. Come se sempre fosse stato con me, se avessi avuta la sua prosa dentro ma rimanerne lo stesso incantata ogni qualvolta mi ritrovi ad aprirne una pagina. Dopo aver letto questa notizia mi sono avvicinata alla libreria ed ho preso, uno ad uno, tutti i libri di Neruda. Non ne posseggo chissà quanti in realtà, ma credo di avere il meglio: per me ovviamente. Il mio preferito rimane ” I versi del capitano”. Certo che si contende il primato con “Poesie d’amore e di vita” e “Todo el amor”, ma I versi del capitano racchiude la sua grande storia d’amore con Matilde Urrutia,amore sbocciato a Capri durante l’esilio del Poeta nell’isola.Attraverso questo libro, rimasto anonimo per non ferire la donna alla quale era legato, segna il passaggio di Neruda verso la rivendicazione del racconto della sua vita intima.”Pido permiso para nacer” disse e con questo iniziò il suo canto verso l’amore senza fine. Da qui probabilmente nasce il Neruda spirituale , quello che più amo, il più suggestivo , delicato, indimenticabile. Mi piace pensare che sia stata lei, Matilde, a suggerire il coraggio di Essere a colui che ora è Immortale.

La regina

Io ti ho nominata regina.
Ve n’è di più alte di te, di più alte.
Ve n’è di più pure di te, di più pure.
Ve n’è di più belle di te, di più belle.

Ma tu sei la regina.

Quando vai per le strade
nessuno ti riconosce.
Nessuno vede la tua corona di cristallo, nessuno guarda
il tappeto d’oro rosso
che calpesti dove passi,
il tappeto che non esiste.

E quando t’affacci
tutti i fiumi risuonano
nel mio corpo, scuotono
il cielo le campane,
e un inno empie il mondo.

Tu sola ed io,
tu sola ed io, amor mio,
lo udiamo.

Se tu mi dimentichi

Voglio tu sappia una cosa:
Tu sai come e’ questo:
se guardo
la luna di cristallo,il ramo rosso
del lento autunno alla mia finestra,
se tocco
vicino al fuoco
l’impalpabile cenere
o il rugoso corpo della legna,
tutto mi conduce a te;
come se cio’ che esiste,
aromi,luce,metalli,fossero piccole navi che vanno
verso le tue isole che mi attendono.

Orbene ,
se a poco a poco cessi di amarmi
cessero’ di amarti poco a poco:
Se d’improvviso
mi dimentichi,
non cercarmi,
che gia’ ti avro’ dimenticata:
Se consideri lungo e pazzo
il vento di bandiere
che passa per la mia vita
e ti decidi
a lasciarmi alla riva
del cuore in cui affondo le radici,
pensa
che in quel giorno,
in quell’ora,
levero’ in alto le braccia
e le mie radici usciranno
a cercare altra terra

Ma
se ogni giorno,
ogni ora
senti che a me sei destinata
con dolcezza implacabile:
Se ogni giorno sale
alle tue labbra un fiore a cercarmi,
ahi,amore mio,ahi mia,
in me tutto quel fuoco si ripete,
in me nulla si spegne ne’ si oblia,
il mio amore si nutre del tuo amore,amata,
e finche’ tu vivrai stara’tra le tue braccia
senza uscir dalle mie.

Sete di te

Sete di te m’incalza nelle notti affamate.
Tremula mano rossa che si leva fino alla tua vita.
Ebbra di sete, pazza di sete, sete di selva riarsa.
Sete di metallo ardente, sete di radici avide.
Verso dove, nelle sere in cui i tuoi occhi non vadano
in viaggio verso i miei occhi, attendendoti allora.

Sei piena di tutte le ombre che mi spiano.
Mi segui come gli astri seguono la notte.
Mia madre mi partorì pieno di domande sottili.
Tu a tutte rispondi. Sei piena di voci.
Ancora bianca che cadi sul mare che attraversiamo.
Solco per il torbido seme del mio nome.
Esista una terra mia che non copra la tua orma.
Senza i tuoi occhi erranti, nella notte, verso dove.

Per questo sei la sete e ciò che deve saziarla.
Come poter non amarti se per questo devo amarti.
Se questo è il legame come poterlo tagliare, come.
Come, se persino le mie ossa hanno sete delle tue ossa.
Sete di te, sete di te, ghirlanda arroce e dolce.
Sete di te, che nelle notti mi morde come un cane.
Gli occhi hanno sete, perchè esistono i tuoi occhi.
La bocca ha sete, perchè esistono i tuoi baci.
L’anima è accesa di queste braccia che ti amano.
Il corpo, incendio vivo che brucerà il tuo corpo.
Di sete. Sete infinita. Sete che cerca la tua sete.
E in essa si distrugge come l’acqua nel fuoco.

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E cerca ‘e me capì

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Indifferenza

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Consigli per una sana e duratura vita di coppia

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Italiani brava gente

L’Aquila, la rabbia per le risate del prefetto.
“Venga a chiedere perdono in ginocchio”

Amarezza e sconcerto per la nuova intercettazione in cui Giovanna Iurato scherza sulle lacrime versate davanti alla Casa dello studente. Il sindaco: “Emerge tutta la solitudine della comunità”. Pezzopane: “Ci hanno trattato come un macabro teatrino”. Il comitato vittime: “Uomini di Stato? Hanno fame di potere”. Sindacato prefetti: “Ministro dell’Interno agisca”. Il ministro Barca: “Ricostruzione inizierà il 21 marzo”

 

L'Aquila, la rabbia per le risate del prefetto. "Venga a chiedere perdono in ginocchio"Giovanna Iurato davanti alle macerie della Casa dello studente all’Aquila

ROMA – “È una cosa molto triste, ma non esprimo giudizi, perché le cose vorrei conoscerle nella loro interezza e nel contesto in cui si sono sviluppate”. Il ministro degli Interni, Anna Maria Cancellieri, risponde così ai cronisti che le chiedono un commento sulla intercettazione del prefetto Giovanna Iurato nella quale la funzionaria dello stato scherza con l’ex capo dello Sco, Franco Gratteri, sulle lacrime versate nella sua prima visita all’Aquila dopo il terremoto.

La telefonata, a pochi giorni dall’insediamento nella carica di prefetto nel capoluogo abruzzese sconvolto dal sisma del 2009, è stata duramente commentata dai pm di Napoli, i quali hanno scritto che Giovanna Iurato “scoppiava a ridere ricordando come si era falsamente commossa davanti alle macerie e ai bimbi rimasti orfani”.

Massimo Cialente, sindaco dell’Aquila, si dice sorpreso e attonito, non solo in quanto primo cittadino, ma come uomo: “Ci sto malissimo. La verità è una: mi sto accorgendo, a mano a mano che escono retroscena della vicenda aquilana, che abbiamo avuto tanta gente a lavorare con noi, ma nessuno è entrato fino in fondo in questo dramma – dice Cialente – . Anche alla luce di altre intercettazioni, da Piscicelli a Bertolaso, ciò che emerge è la solitudine di questa comunità. La cosa di quell’intercettazione che più

 

mi colpisce è l’interlocutore della Iurato (il prefetto Francesco Gratteri, ndr) che questo racconto lo vive come fosse una cosa esterna”.

Il sindaco dell’Aquila ricorda bene la commozione di Giovanna Iurato (VIDEO), la stessa che dalle intercettazioni pare rivelarsi una recita, perché conobbe il prefetto proprio quel giorno del maggio 2010, quando Iurato appena nominata posò una corona di fiori davanti alla Casa dello Studente, in memoria degli otto ragazzi morti nel crollo dell’edificio. “La Iurato mi colpì – dice Cialente – e l’ho sempre vista molto partecipe. La cosa che mi sorprende ora, ripeto, sono le sottolineature dell’interlocutore: questo fa capire come il dramma aquilano, che stiamo ancora vivendo al cento per cento, da molti non sia stato compreso”.

Pezzopane: “Un macabro teatrino”.
Più dura la reazione dell’assessore comunale Stefania Pezzopane, all’epoca del terremoto presidente della Provincia dell’Aquila: “La lettura delle intercettazioni dell’ex prefetto Iurato mi ha colpito al punto da provocarmi un forte e doloroso senso di nausea – afferma Pezzopane – . Ancora una volta si dimostra che L’Aquila e il terremoto sono stati trattati da troppi come macabro teatrino dove fingere dolore e improvvisare lacrime, strumentalizzando bambini e vittime. Noi, che invece abbiamo pianto davvero, proviamo ribrezzo, oltre che rabbia, per quanto ci tocca ancora sopportare”.

“Non bastavano gli imprenditori Piscicelli e co. a ridere di noi – prosegue Pezzopane -. Non bastavano Letta e Berlusconi preoccupati, alla vigilia dei funerali di Stato, che Bertolaso li sistemasse in posizione utile da far vedere al mondo la loro sentita commozione. Ci mancava una donna, prefetto, inviata dal governo Berlusconi, a far lacrime finte e a riderci sopra. Un orrore. Un prefetto appena insediato – aggiunge Stefania Pezzopane – che deride gli aquilani e si gratifica che i giornalisti presenti abbiano titolato le sue lacrime, lusingata di aver ingannato i giornalisti e la città intera. E l’interlocutore, altro uomo dello Stato che si diverte insieme a lei sulla nostra tragedia. Un’indecenza. Persone così non possono svolgere compiti pubblici. Si inginocchi lì dove ha versato lacrime finte e chieda perdono, se ne ha il coraggio, a quei bambini vittime del terremoto a cui ha dedicato il suo sarcasmo”.

Il comitato vittime: “Pena e disprezzo”. Sbigottimento, ma anche “pena e disprezzo” per la “mancanza di pietà” sono i sentimenti dei familiari delle vittime della Casa dello Studente dell’Aquila. “Se questi sono gli uomini dello Stato bisogna trovarne altri. Questi soggetti rappresentano solo fame di potere. Non sono rappresentanti delle istituzioni”, dice Antonietta Centofanti, rappresentante deill’associazione. Le nuove risate sul sisma dell’Aquila, dopo quelle dell’imprenditore Francesco Maria Piscicelli, “sono l’esempio dell’ennesima situazione mediatica che ha scandito questo nostro tempo durissimo. “La più crudele e pazzesca è questa del prefetto Iurato; la più tragica quella messa in atto dalla Commissione Grandi Rischi su ordine di Guido Bertolaso”.

Sindacato prefetti si dissocia. Sul caso interviene anche l’associazione sindacale dei funzionari prefettizi. Gli iscritti al Sinpref esprimono “sconcerto, amarezza e indignazione” e chiedono al ministro dell’Interno di intervenire immediatamente. Come categoria “quotidianamente impegnata a difendere i valori della legalità e della solidarietà” si dissociano da questo episodio. “Il Viminale dev’essere una casa di vetro”, dicono, e “non può avere alcuna ombra”. Sollevano dubbi sull’opportunità della nomina di Iurato a prefetto dell’Aquila, “dopo quello di responsabile del servizio tecnico logistico del dipartimento della pubblica sicurezza, struttura da tempo interessata da indagini ben note ed estremamente complesse”. E avanza “analoghe considerazioni” per il “Prefetto Nicola Izzo, fino a pochi giorni fa Vicecapo Vicario della Polizia di Stato, per il quale stiamo chiedendo al ministro quale incarico gli sia stato conferito”.

Barca: “Il 21 marzo inizia ricostruzione”. Arriva una data, intanto, per l’avvio della ricostruzione all’Aquila. “Si parte a primavera, il 21 marzo”. Il ministro della Coesione Territoriale, Fabrizio Barca, in un’intervista concessa a Riccardo Iacona, in onda domani sera a ‘Presadiretta‘ su Rai3, sembra non avere dubbi sul via alla ricostruzione dell’Aquila. “Tra quaranta giorni – spiega il ministro – annunceremo con il sindaco Cialente una ‘road map’ in cui indicheremo con precisione edificio per edificio i tempi del bando di gara, dell’inizio dei cantieri e della consegna dei lavori”. “Si partirà con gli edifici pubblici – spiega il ministro -. Cominceremo a giugno con il teatro San Filippo e subito dopo con il Palazzo Del Governo, che sarà sede della Provincia”. Per Barca, “i soldi ci sono, anzi i soldi non sono mai stati un problema”, perchè “oltre a quelli che erano stati già messi prima che intervenissimo noi, c’è un miliardo e 200 milioni di euro che abbiamo stanziato a dicembre”. “Prima che io me ne vada – afferma il ministro – ci sarà la ‘road map’ con tanto di targhe appese sugli edifici, perché la gente dell’Aquila sappia quale parte della città ricomincia a vivere. La stessa cosa succederà per gli edifici privati”. Alla domanda sul perché la ricostruzione del centro storico non sia ancora cominciata, il ministro Barca risponde che “l’errore principale è stata la gestione non democratica della ricostruzione. Adesso invece ne abbiamo riconsegnato ai sindaci il potere e la proprietà”. Nella stessa intervista il ministro rivendica che la ricostruzione leggera è molto avanti. “In questo momento – dice – sono rientrate all’Aquila 39 mila delle 67 mila persone che erano fuori casa. Siccome spesso si fa l’esempio positivo delle Marche, voglio dire che le persone rientrate all’Aquila sono il 59%, una percentuale più alta di quelli che alla stessa data erano rientrate nelle loro case nelle Marche”.

da La Repubblica

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