Enea da Franca Bassi

Enea

… ‘L’uomo quando prende in mano un fucile non è più un uomo’.

Questo non l’ho scritto io, ma l’ho trovato scritto nel retro della copertina di Pino Scaccia: “Lettere” dal Don”. L’ha trascritto per noi il nostro Gabbiano.
“Qui, proprio qui in questa stanza, hanno dormito per tanto tempo sette soldati italiani. Gentilissimi, educati. Chiamavano mio padre signor Gavrilich, chiedevano tutto per piacere. Enea era un omone, con la barba, somigliava a Fidel Castro. Faceva la guerra, ma era un pacifista convinto. Sai che diceva? ‘L’uomo quando prende in mano il fucile non è più un uomo’. Un giorno arrivarono i carri armati, era cominciata l’avanzata russa.
Enea scappo, con gli altri.
Chissà se ce l’ha fatta a tornare a casa oppure il suo corpo è ancora vicino a me”.
(Leonid Tarakanov Gavrilerich, villaggio di Millerovo)
Di Enea ci resta il suo nome, ma di tanti altri giovani non si sa neppure che fine hanno fatto. Ho sempre creduto che la vera libertà quando c’è indossa una veste a fiori. Nella mia libertà non ci sono guerre!
Amici,quando muore un giovane in guerra non m’interessa al suo rientro quale bandiera coprirà il suo corpo, so solo che in una casa c’è una madre che piange e in un’altra, una madre ancora spera che suo figlio torni presto a casa.

Quanti sogni veri abbiamo distrutto! Ma chi siamo per punire i nostri figli?

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3 risposte a Enea da Franca Bassi

  1. fausta68 ha detto:

    Quanto è vero! Ogni volta che in guerra muore un uomo, un giovane, di qualsiasi colore, il mondo ha subito una sconfitta….

  2. irisilvi ha detto:

    Ricordo questa poesia di Salvatore Quasimodo del 1946: sembra scritta ieri

    UOMO DEL MIO TEMPO

    Sei ancora quello della pietra e della fionda,
    uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
    con le ali maligne, le meridiane di morte,
    t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
    alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
    con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
    senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
    come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
    gli animali che ti videro per la prima volta.
    E questo sangue odora come nel giorno
    Quando il fratello disse all’altro fratello:
    «Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
    è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
    Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
    Salite dalla terra, dimenticate i padri:
    le loro tombe affondano nella cenere,
    gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

  3. ceglie ha detto:

    Ciao carissima Silvana, grazie perle tue visite. Ancora non riesco a scrivere il commento direttamente qui, lo devo scrivere su un foglio eppoi copiarlo e incollarlo.
    Non sono riuscita a comprendere il motivo.
    Spero presto di partire. Le pratiche rognose in ufficio sono quasi tutte sistemate, ancora una decina di giorni eppoi prendo la carrozza e via il mio amato Tasma mi attende. Un caro saluto serena serata.

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