dal blog di Piergiorgio Odifreddi

La pubblicazione sul sito listaouting.wordpress.com dei nomi di dieci politici gay e omofobi, sta facendo discutere. Il dibattito riguarda, ovviamente, la privacy: è corretto divulgare le abitudini sessuali di una persona, se essa preferisce tenerle riservate? E’ ovvio che, se si tratta di un privato cittadino, la risposta dev’essere un secco no.

Ma qui si tratta di politici, che per il solo fatto di aver scelto di essere uomini pubblici, hanno rinunciato volontariamente al diritto alla privacy. Non tanto perchè un politico debba moralisticamente essere, come la moglie di Cesare, al di sopra di ogni sospetto. Quanto, piuttosto, perchè essendo i politici rappresentanti non di se stessi, ma dei loro elettori, questi ultimi hanno pragmaticamente il diritto di sapere di che stampo sia la persona per cui votano.

Ora, nella lista incriminata ci sono ad esempio i nomi di Roberto Formigoni (PdL), storico esponente del movimento fondamentalista cattolico Comunione e Liberazione. O di Luca Volontè (Udc), anch’esso seguace di don Giussani, e promotore della legge sulla funzione sociale degli oratori. O di Massimo Corsaro (PdL), esponente del movimento Scienza e Vita, che ha fatto fallire il referendum del 2005 sulla procreazione assistita. O di Roberto Calderoli (LegaNord), recordman mondiale di dichiarazioni fasciste e razziste. O di Gianni Letta, eminenza grigia dei governi Berlusconi e gentiluomo di Sua Santità.

Tutta gente, cioè, che predica bene ma razzola male. Ovviamente, non nel senso che praticare l’omosessualità sia un male, o una perversione secondo natura. Ma nel senso che sono loro stessi a predicare che essa sia così, ricevendo anche per questo i voti di chi la pensa come loro. Dunque, è sacrosanto che si smascheri la loro duplicità, purchè però lo si faccia portando almeno qualche straccio di prova: cosa che il sito incriminato purtroppo non fa, limitandosi a pubblicare una lista che sa più di delazione, che non di requisitoria.

Naturalmente, il discorso vale non solo per i politici, ma anche, e a maggior ragione, per i preti. Sarebbe molto interessante una lista documentata di prelati gay e omofobi, che ne smascherasse la duplicità. Lista che potrebbe arrivare molto in alto nelle gerarchie, raggiungendo i vertici stessi della C.E.I. e del Vaticano.

Un precedente c’è, e addirittura al massimo livello! Nel gennaio 2006 L’Espresso ha infatti rivelato che nel 1967 fu messo in opera un tentativo segreto di ricatto, in cui sembra fosse coinvolto lo stesso presidente Saragat, nei confronti di Paolo VI, basato sulla sua omosessualità e provocato da una sua apertura ai comunisti.

Che il cardinal Montini avesse avuto una relazione amorosa con l’attore Paolo Carlini, e che avesse addirittura riesumato l’ormai desueto nome di Paolo in suo onore, fu svelato al mondo intero nel 1976 dall’accademico francese Roger Peyrefitte, in ritorsione contro una dichiarazione del papa nei confronti dell’omossessualità, da lui improvvidamente definita “disordinata”. La relazione fu confermata da Carlini stesso all’amico Biagio Arixi, che ne prese spunto per il suo romanzo Peccati scarlatti.

Paolo VI in persona fu costretto a (s)mentire, la domenica delle Palme del 1976, lamentandosi ineffabilmente dal balcone del Palazzo Apostolico delle “cose calunniose e orribili che sono state dette sulla mia santa persona”. Il che non impedì alla voce di circolare, tanto da essere citata in televisione da Pippo Baudo ancora nel 2003, nella puntata del 27 marzo della sua trasmissione Novecento. E alla teologa Adriana Zarri di proporre poco dopo, sul Manifesto del 9 aprile, la proclamazione di Paolo VI “protettore degli omosessuali”.

L’ outing sacro o profano \`{e} sacrosanto, proprio perchè i fedeli o gli elettori hanno il diritto di poter dire, ai preti o ai politici gay che pontificano di morale sessuale: “Da che pulpito!”. Ma che sia supportato da prove, nella miglior tradizione del giornalismo d’inchiesta. E che non si limiti a elencare nomi, nella peggior tradizione del giornalismo di gossip.

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