La Casta dei giornalisti contro il web: chi posta notizie rischia sei mesi di carcere

Il Post Viola

Occhio a quello che scrivete sul vostro blog, a ciò che postate su Facebook o Twitter o Youtube. Rischiate di finire in un’aula di Tribunale. Denunciati (udite udite!) dall’Ordine dei giornalisti per “esercizio abusivo della professione”. E’ accaduto ad una web tv di Pordenone, la  PnBox contro la quale, la Corporazione dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica. Il titolare della web tv, Francesco Vanin, rischia adesso sei mesi di carcere. L’accusa è (testualmente) quella di aver diffuso “gratuitamente notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale specie riguardo ad avvenimenti di attualità, politica e spettacolo”. Insomma quello che ogni giorno facciamo un po’ tutti, compreso chi scrive questo post: produrre gratuitamente informazione, diffondere contenuti, video, articoli.

Sconcertante la posizione di Pietro Villotta, presidente dell’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia e autore dell’esposto. Interpellato sul caso ha risposto con un’intimidazione:  “Il nostro esposto…

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9 risposte a La Casta dei giornalisti contro il web: chi posta notizie rischia sei mesi di carcere

  1. Walter ha detto:

    Qui un articolo de il Fatto quotidiano. E’ sempre di parte, ma c’ è maggiore possibilità di farsi un’ idea super partes.
    “Prima di essere informazione, ogni cosa detta è comunicazione.”

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/02/informazione-webtv-accusata-abuso-della-professione-giornalistica/201217/

  2. irisilvi ha detto:

    Germano Milite
    In evidenza
    Quando il Popolo Viola disinforma ed il popolo bue abbocca: la “casta” dei giornalisti
    Pubblicato da Germano Milite il Martedì, 03 Aprile 2012 in Generica

    Popolo violaNon c’è niente da fare: più leggo certi blog, più mi rendo conto di quanto sia difficilissimo oggi fare e fornire un tipo d’informazione competente, lucida, utile e non pericolosamente ed istericamente populista. Il web è pieno di agitatori di forconi che si comportano come pecore ammaestrate: urli loro la parola chiave (ad esempio “casta”) e subito partono per l’ennesima, patetica ed unitile crociata da tastiera contro qualcuno o qualcosa. Ieri il blog del Popolo Viola, a firma di Massimo Gramigna, ha pubblicato un post da brividi con un titolo attiragonzi: “La Casta dei giornalisti contro il web: chi fa informazione rischia sei mesi di carcere”. In bella vista la foto di Belpietro e poi qualche commento violento rivolto al giornalista di libero (“Ecco perché a questo stronzo di giornalista gli hanno sparato”). Il post parte da un episodio effettivamente poco esaltante per la categoria, ovvero la denuncia presentata dall’ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia nei confronti dell’editore di PnBox, web tv di pordenone che da tempo diffondeva contenuti giornalistici ed informativi in maniera continuativa pur non essendo registrata presso il tribunale competente. Francesco Vanin, proprietario della Tv, ora rischia addirittura sei mesi di carcere per “esercizio abusivo della professione”.

    Un provvedimento sicuramente esagerato e non condivisibile soprattutto dal punto di vista umano e di buon senso ma, PER LEGGE, purtroppo plausibile. La volontà di “censurare” il web non c’entra molto in questo caso. Anzi, il buon Gramigna, che come lui stesso scrive “produce gratuitamente informazione su internet”, dovrebbe spiegarci a) di cosa vive e b) se crede sul serio che la scarsa qualità ed il populismo spicciolo della sua “informazione” valgano qualche centesimo di euro. Ancora una volta, infatti, si pensa in maniera distruttiva e molto infantile e superficiale: l’ordine dei giornalisti funziona maluccio e speso si rivela inutile. Migliaia di colleghi offendono la nobiltà di questa sempre più difficile professione ma, udite udite, non sono tutti membri di una “casta” (termine molto di moda ultimamente per indicare tutto ciò che non piace) e non sono tutti censori e beceri servi dei padroni. Anzi: la maggioranza si spacca il culo 18 ore al giorno, non conosce giorni di festa se non in casi rarissimi, ha uno stipendio da fame e contratti ridicoli; fa enormi sacrifici e spesso è costretta a trascurare famiglia ed affetti perché questo lavoro non lo svolge per hobby e nei ritagli di tempo libero, come qualche “blogger” alla Gramigna. I personaggi citati nell’articolo come evergreen dell’antigiornalismo, inoltre, sono proprio quelli che si sono sempre espressi in sfavore dell’ordine.

    Del resto a Sallusti, Feltri, Belpietro e compagnia cosa importa di avere alle spalle un organismo che, una volta su 100, potrebbe sanzionarli? Loro scrivono comunque, hanno paccate di soldi, grande visibilità e sicuramente sorridono nel leggere commenti così livorosi, banali ed ingenui. Il fatto che molti cronisti non sappiano fare bene il proprio lavoro o si vendano a mo di vassalli, non significa che bisogna distruggere e mettere alla gogna un’intera categoria in favore di un’altra (in questo caso i blogger improvvisati). Esistono molti medici, dentisti, avvocati, ingegneri, architetti, infermieri, dipendenti pubblici e via discorrendo che rubano, trafficano ed offendono la propria professione. A questo punto bruciamoli tutti, no? Iscrivere la propria testata al tribunale è burocraticamente noioso ma costa pochissimo e rappresenta una garanzia LEGALE che ogni operatore dell’informazione degno di tale definizione dovrebbe voler offrire volontariamente. Semmai, quello che il governo dovrebbe fare in concertazione con l’ordine, è rendere molto meno vetusta ed odiosa la procedura di registrazione per chi decide di fare informazione in maniera continuativa e, soprattutto, fare in modo che per i potenti di turno sia impossibile utilizzare la querela come becero mezzo intimidatorio per chi racconta verità scomode. Del resto, se fai bene il tuo lavoro, non hai motivo di rimanere anonimo e di non prenderti responsabilità di rettifica in caso di inesattezze pubblicate.

    Proprio perché amo proporre più che demolire in maniera generalista ed isterica, mi viene in mente un’idea per rendere il procedimento di registrazione più agevole, economico e rapido: si istituisca un registro telematico dove, tramite posta certificata, il direttore di una testata invia i propri documenti d’identità con breve dichiarazione di responsabilità ed indirizzo del proprio portale; rendendosi quindi riconoscibile. In questo modo, la tutela legale per l’eventuale diffamato prevista dalla legge, è garantita. Prima però è opportuno, ribadisco, fare in modo che chi viene disturbato da una verità che non vorrebbe veder emergere NON POSSA QUERELARE E DENUNCIARE con tanta facilità. I modi per impedirlo sono diversi e basta chiedere a chi ha frequentato con passione e spirito critico il primo anno di giurisprudenza. Un esempio? Per le testate più piccole e quindi economicamente per nulla floride, basta fare in modo che sia l’obbligo di rettifica (che spesso è operato dai lettori stessi) ad essere il principio cardine dell’attività d’informazione. Se scrivi fandonie, sei obbligato a correggerle e puoi farlo con grande facilità visto che non parliamo di tv o cartacei. I cittadini che vogliono un’informazione seria, professionale ed indipendente, dovrebbero evitare di farsi tentare dalla spinta cialtronesca ed improvvisata promossa da chi bazzica nella confusione e nell’approssimazione per interessi o semplice incoscienza-ignoranza. Nel 2012, diffondere notizie, è incredibilmente difficile e richiede professionisti sempre più qualificati e preparati. Immaginate che tragedia se il giornalismo italiano fosse rappresentato da blogger come Gramigna o da chi, nascondendosi nell’anonimato, diffonde notizie palesemente false e fuorvianti. Chi scrive deve prendersi certe responsabilità, altrimenti diventa solo uno dei tanti narcisisti-saccenti 2.0 privi di ogni competenza e di ogni minima nozione deontologica.

  3. irisilvi ha detto:

    Non è la liberta’ di informazione in dubbio ma la tutela della professione.Come qualcuno mi ha fatto notare e mi ha aiutato nella comprensione,per esercitare e diventare giornalista ci vogliono laurea,pratica ed esame di stato esattamente come il medico o l’avvocato.Certo è’ che se ti sogni di fare l’avvocato o il medico senza i suddetti requisiti vai in galera mentre sembra che per fare il giornalista basti saper leggere le notizie,nemmeno cercarle….
    Poi non è sicuramente messo in discussione l’esportazione delle notizie (vedi blog)ma solo la salvaguardia del mestiere.Certo è facile mettere la faccia di certi giornalisti per dichiararne casta……come ben spiegato nell’articolo di Germano Milite.

  4. keypaxx ha detto:

    Che tristezza.
    Qui torneremo a doverci mettere un bavaglio….
    Un sorriso per una felice serata.
    ^____^

  5. vincenza63 ha detto:

    Meglio blogger che regina del copia-incolla come molte firme note.

    • irisilvi ha detto:

      Io mi sento la regina delle ciofeche/blogger ma sono assolutamente d’accordo con te Vincenza.Cerco sempre di scrivere,magari malamente,cose mie ,se non lo faccio è certo che la fonte è citata.
      Ti ringrazio di essere passata da queste parti e di aver commentato.Sei la benvenuta.Buona Pasqua Vincenza.

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