Lorenza

Certo che in questo luogo ameno se ne possono fare di incontri.Alcune volte interessanti, altre volte un pò meno… ma da sempre ho pensato che qui, nel non luogo, ognuno cerca di mostrare la parte migliore di se, oppure la peggiore, quella puzzolente, ma poche, pochissime volte, quella reale. Diciamo che l’essere verosimili caratterizza il più dei frequentatori dell’universo mondo virtuale. Pure io sto dentro in questo circo, mi nascondo ai più per fare quello che normalmente non mi è possibile fare: giocare con le parole. Probabilmente un misto di timidezza e desiderio di anonimato fa si che non si voglia raccontare di se stessi. Magari si considera il proprio quotidiano talmente anonimo e poco interessante da crearsi una sub vita parallela, magari fatta solo di parole. Perche no?
Animata da tutte queste pseudo incertezze navigo in questo mare e spesso mi soffermo in porti che a me piacciono, porti sicuri che aiutano la mia ricerca e che, a volte, fanno viaggiare a ritroso.
Una canzone, basta solo una canzone per far scattare la molla dei ricordi. Poi qualcuno ti dice pure “parlami di Lorenza” et voilà: gioco fatto.
Parlare di Lorenza è come scavare dentro alla propria giovinezza, ai dolori, alle speranze vane e ai sogni perduti lasciati lungo la strada, alcune volte travolti dal destino che non perdona, specialmente se quel destino è rappresentato dal Tristo Mietitore.
Lorenza ad un certo punto ha deciso che non poteva più vivere ed ossessivamente, ha iniziato a cercare la maniera per realizzare il suo progetto.
Ho rimosso il momento preciso in cui ci siamo conosciute, pure come, non lo ricordo…
Allora abitavo al Sereno, quel coacervo pulsante di viavai di studenti arrivati da ognidove,lì ci siamo conosciute, tra volantini delle brigate rosse e prima linea, occupazioni autonome e tentativi di studio. Io giovanissima autoctona , lei abruzzese altrettanto inesperta: ci siamo riconosciute pur essendo molto diverse. Ma si sa: a vent’anni non esiste differenza se non negli occhi di chi guarda.
Lorenza non si poteva definire bella, nel senso comune del termine, ma aveva un suo perchè e poi si fregava tutti i ragazzi che pure a me piacevano. Probabilmente era più libera, certe cose si sentono, ma mai mai mai, ho provato gelosia nei suoi confronti. La stramaledivo, questo si, poi tutto tornava come prima, come sempre. Come ad esempio l’abitudine di dormire assieme, e farmi raccontare le cose più strane o buffe che le erano accadute. Con la sua voce un pò stridula, il dilungarsi del racconto era un sonnifero eccellente. Era un rito ormai “mi fermo a dormire qui cocchi, così ti racconto di quella volta….” e molteplici erano i racconti. Sentendo già da allora che la sua anima era assetata,aveva scelto psicologia come facoltà , ma capiva che questo non bastava per avere risposte , per riempire i vuoti, per dirimere i nodi della sua esistenza. Decide quindi di consultare privatamente quello che era definito l’enfant prodige di facoltà, il miracolo che l’avrebbe salvata dalle tenebre della sua mente. Ma a lei non bastava, usava tutti i modi per distruggersi e quindi al secondo appuntamento, entrando nello studio dell’enfant, le sembra di intravedere il luminare mentre chiude un manuale di psicologia. Pensando che si stesse consultando sul suo difficilissimo caso, lo prende a male parole e urlando come un’aquila,dopo avergli tirato il famoso manuale in faccia, insulta tutta la sua parentela fino al terzo grado.
Ogni volta aggiungeva o tagliava dal racconto o forse era solo il sonno che inevitabilmente sopraggiungeva…
Gli anni poi hanno scavato, goccia dopo goccia, e quelle che erano semplice bizzarie da ragazza eccentrica presto diventarono vere e proprie manie. Troppe ne aveva,piccola Lorenzina, ed io ad un certo punto, dopo che mi ero trovata coinvolta mio malgrado nell’ennesima “questione” l’ho mollata. Non riuscivo a perdonarle il suo essere malata, non riuscivo a capire come una persona intelligente, sensibile, unica, potesse essere corrotta da quel tarlo maledetto che le sconvolgeva la mente. Inutili tutti i miei tentativi per farla ragionare. Ore e ore, giornate intere a tentare di smontare sballati teoremi così radicati e visionari da far impallidire Freud.

Ti ricordi quanto ti piaceva questa canzone Lorenza? Dove sei ti arriva la musica? Senti i suoni, le voci , i pensieri? I ricordi si, ne sono certa allora credo starai ancora a guardare quel film che tanto ti piacque, talmente tanto da vederlo più volte ancora…
Scusa Lorenza, perdonami se quando hai deciso definitivamdente io non c’ero.

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